Domenica 6 giugno 2021, Idroscalo di Milano.

Il ritorno, 3 anni dopo. Dopo il primo duathlon a fine febbraio si è fermato (quasi) tutto. Di nuovo. Il programma gare 2021 è stato “stravolto” se così si può dire. Gare cancellate, gare incerte fino alla fine. Allenamenti di nuoto bloccati. Un maggio che doveva essere denso di appuntamenti: non ho fatto neanche una gara! Ora sono arrivati questi vaccini, tra poco lo farò anche io, speriamo che questo cambi le cose. In realtà per me non cambierà gran ché, perché avevo fatto il piano gare tutto concentrato fino a fine giugno, dopo si chiude battenti per il resto della stagione: ben altre avventure stanno per iniziare, avventure bellissime :-)!

Altro piccolo inciso prima di iniziare il racconto: il campionato italiano di triathlon cross a Sestri Levante. Ero iscritto. Non ho partecipato. Perché? Attente valutazioni che hanno trovato conferme da chi ha partecipato. Era previsto mare mosso e, dopo 5 mesi senza nuotare, non mi sembrava il caso. Ho cercato poi su Youtube alcuni pezzi del tracciato gara, li ho trovati, guardati: mi sono detto “vabbé così anche no”. Complice finale un week end all’insegna della pioggia. Ho preferito rinunciare, a volte serve fare anche questo. Pentito? Dai racconti di chi ha partecipato e dai distacchi che ho visto in classifica… direi proprio di no!

Ma torniamo al racconto della gara. Domenica mattina ore 6:15. La sveglia non suona neanche perché l’ho spenta io. Sono sveglio dalle 5:30 circa, il sonno manca. Agitazione? Vecchiaia? Probabile la prima (ma anche la seconda…) Nella tavola tutto è preparato per la colazione, la faccio con calma e devo dire che è un indicatore di come andrà la giornata. Alla DeeJay Tri in versione sprint mi sono iscritto poche ore prima della chiusura iscrizioni, non ero sicuro di farla ma mi serviva tornare a gareggiare. Mi serviva tornare in “acque libere”, riprendere confidenza con la zona cambio. Obiettivo? Finire la gara!

Sono in tangenziale est, questa volta sono sicuro: non ho dimenticato il casco! Ho ripassato 3 volte la check list e non mancava nulla. C’è traffico ma è abbastanza scorrevole. Non ho neppure messo il navigatore, so benissimo dove devo andare. Arrivo, parcheggio a pagamento. Eh già, siamo pur sempre a Milano. Lascio la macchina, mi avvio a piedi per recuperare pettorale e pacco gara. Il consueto posto dove li distribuivano è… chiuso! Giro un po’ a caso e non trovo nulla. Chiedo ad altri atleti che mi indicano di andare in zona partenza del nuoto. Per fortuna c’è ancora poca gente così faccio tutto velocemente e ritorno in macchina. Preparo tutto con calma con la sensazione di “sicurezza”. In effetti questo è il mio quinto anno di triathlon e, anche se nel 2020 e 2021 ho gareggiato poco, ormai ho ben chiaro tutti i passaggi prima della partenza.

Finita la preparazione bici, metto tutto nella borsa e mi avvio verso il gazebo “ProPatria”, dove trovo un po’ di compagni di squadra. Si chiacchiera, si ride. Sono davvero molto sereno. Mi metto la muta, sudo. Cerco un posto per fare la pipì. Non lo trovo. Non mi scappa “troppo”, decido per la cosa peggiore: se mi scappa troppo la farò nella muta!

Partenza in batteria da 5 persone. Sono ancora di una tranquillità quasi irreale, guardo i battiti: 89. Ma bene! Fischio! Mi butto in acqua, comincio a nuotare. Prima boa, finora tutto ok. Mi passano atleti, me l’aspettavo. Non ci bado, una bracciata dopo l’altra cerco di stare tranquillo. La seconda boa è distante, sotto acqua scorgo un filo bianco. Immagino serva per collegare le due boe: boh! Speriamo, lo seguo. Mi sembra che la traiettoria sia giusta. Questo mi tranquillizza molto, non guardo quasi più avanti, sembra un po’ di essere in piscina. Seconda boa. Ho il fiato corto, c’è poco da dire, sono stanco! Ci giro attorno. Ora il filo non c’è più, si deve andare “a occhio”. Mi chiedo: “ma non ho sentito l’orologio vibrare!” (vibra dopo 500m). Mi prende un po’ d’ansia ma non ci bado, alzo la testa più spesso, la traiettoria mi sembra ok. L’orologio vibra. Mi viene da ridere. Sono passati solo 500m, 20 vasche da 25 metri. Io sono distrutto. Ormai ci sono, esco dall’acqua. Guardo l’orologio, 14 minuti… va benissimo. Penso: “la parte più difficile è finita”. Corro a testa bassa cercando di sfilarmi la parte alta della muta. Tutto bene, quasi un vero pro!

Sono in zona cambio. Calzini sì o no? Ma chissenefrega dei 10 secondi, calzini certo che sì! Esco dalla zona cambio sapendo di aver perso fin troppo tempo. Sono solo. Sono in zona d’ombra e sento una piacevole sensazione di fresco. 20 km. Da solo. In effetti il primo giro lo faccio davvero in completa solitudine rispettando la regola “no draft”. Poi? Beh poi vedo che non lo fa nessuno, siamo in tantissimi (nel frattempo si sono aggiunte le batterie dietro). E poi io sono… stanco. Faccio un po’ di elastico, mi metto a volte un po’ a ruota, in altri tratti mi allontano, un po’ mi sento in colpa lo ammetto. Secondo giro, prima di una rotonda ambulanza ferma a destra. Gente che fischia. Rallento. Non vedo atleti a terra ma un operatore, forse uno delle moto. C’è sangue nell’asfalto e anche tanto! Vedo che ci sono i sanitari, mi chiedo cosa può essere successo. Intanto sono già oltre vedo che ci fanno continuare. Terzo e ultimo giro, mi slaccio le scarpe e volo dentro in zona cambio.

Stavolta sento di essere stato veloce nel cambio. Giù la bici, su le scarpe e via. Esco e… mi sento “piantato”. Le gambe non girano. La sensazione di stanchezza non è andata via, il problema è che si è aggiunto un altro sintomo. Mal di stomaco, nella parte alta a destra. Tutto già provato in altre gare. Rimedio? Non pensarci, semplice. Così faccio, cerco il mio passo senza guardare l’orologio. Funziona, corro, gestisco le energie. Ultimo chilometro, forse potrei forzare ancora di più, ora lo stomaco sembra apposto e le gambe girano. Traguardo, sipario sulla seconda DJ Tri. Prendo fiato, leggo sull’orologio 1h 13 minuti. Quasi non ci credo, è più alto sicuramente rispetto al 2018 ma non di così tanto. Felicità.

Bella gara. Ok le polemiche ci stanno tutte sul “no draft”. Anche io ho “approfittato”, almeno a tratti, e questo mi è servito per recuperare un po’ di energie. Non si dovrebbe fare, punto. Però quando sei là, stanco, vedi che tutti (davvero tutti!) lo fanno allora “ti adegui”. Tipica giustificazione italiana, che mi fa tristezza. Detto questo però devo dire che mi sono divertito. E mi sono divertito molto! Speriamo che almeno in bici ritorni il “sì draft” (però vorrei tanto che le partenze continuassero così, che bello senza tonnara!).

Alla fine grazie Idroscalo. E’ un luogo perfetto per fare triathlon!

La mia gara su Garmin!

Il fotografo di questi tempi è super impegnato :-)! Ringrazio tantissimo gli accompagnatori di altri atleti ProPatria per le (bellissime) foto!